Perché gli uomini sono meno propensi a intervenire quando altri uomini si comportano male e cosa dice sulla mascolinità

0
9

Uno scenario comune si svolge nei bar, nelle scuole e nei luoghi di lavoro: una donna si sente insicura a causa delle attenzioni indesiderate di un uomo. Si guarda intorno in cerca di aiuto, ma gli astanti, soprattutto gli altri uomini, spesso rimangono in silenzio. Questo fenomeno, noto come effetto spettatore, non è solo una questione di indifferenza; è radicato in complessi fattori psicologici e sociali.

La scienza dell’inazione

La psicologa Catherine Sanderson dell’Amherst College spiega che le persone hanno meno probabilità di agire in gruppo perché la responsabilità si diffonde. Più osservatori sono presenti, minore è la pressione individuale ad intervenire. Tuttavia, la ricerca mostra che il genere gioca un ruolo significativo: le donne hanno più probabilità di intervenire rispetto agli uomini quando assistono a comportamenti problematici.

Norme maschili e paura del contraccolpo sociale

Uno studio del 2016 sottolinea l’influenza delle norme maschili tradizionali. Gli uomini possono esitare a intervenire a causa della confusione su ciò che è accettabile o per paura del giudizio dei pari. Lo psicologo Ron Burg osserva che la mascolinità è spesso equiparata alla dominanza, facendo sembrare l’intervento “debole”. Un approccio più sano, sostiene, è inquadrare la mascolinità come protezione della sicurezza della comunità.

Socializzazione e ambiguità

Perché non ci sono più uomini che parlano? Innanzitutto, molte situazioni sono ambigue. Le persone temono di interpretare erroneamente un commento come innocuo “flirtare” quando in realtà si tratta di molestie. Questa incertezza porta a cercare spunti negli altri, perpetuando l’inazione. In modo più insidioso, la socializzazione insegna agli uomini a respingere determinati comportamenti come “semplicemente ragazzi che sono ragazzi”, minimizzando il problema prima ancora che venga notato.

Il ruolo dell’ambientazione e delle dinamiche di potere

L’ambiente conta. Negli spazi pubblici, l’anonimato e la velocità rendono più facile evitare le responsabilità. Nei luoghi di lavoro o nelle scuole, le dinamiche di potere creano paura di ripercussioni (reclami sulle risorse umane, conseguenze accademiche). Tuttavia, la familiarità, cioè la conoscenza della persona molestata, può superare questa inerzia.

Lealtà vs. Responsabilità

Una delle dinamiche più pericolose è la pressione a rimanere fedeli ai propri pari, anche quando si comportano male. Sanderson sottolinea che i “gruppi affiatati” danno priorità alla solidarietà rispetto all’etica, consentendo che i cattivi comportamenti rimangano incontrollati. Gli uomini, in particolare, temono ritorsioni o ostracismo sociale per aver denunciato altri uomini. Burg suggerisce di riformulare la lealtà: “La vera lealtà significa impedire al tuo amico di oltrepassare un limite, non permettergli di mettersi in imbarazzo o di ferire qualcun altro”.

Ridurre al minimo il danno e il condizionamento culturale

Il problema è aggravato da messaggi culturali che giustificano comportamenti dannosi. Frasi come “i ragazzi saranno ragazzi” normalizzano l’aggressività, mentre “fatti gli affari tuoi” scoraggia l’intervento. Agli uomini viene insegnato a starne fuori, anche quando il comportamento peggiora.

Come agire

Burg sostiene il “richiamo ai propri valori” piuttosto che il “richiamo a qualcuno”. Interventi semplici possono fare la differenza: reindirizzare la conversazione, chiedere se la persona ha bisogno di aiuto, oppure dire “non figo” al molestatore. Anche il coinvolgimento del personale o della sicurezza negli spazi pubblici è efficace.

Cambiamento delle norme sociali

I programmi di intervento degli astanti, come Bringing in the Bystander e Green Dot, si sono dimostrati promettenti nell’aumentare la consapevolezza, ridurre la tolleranza alle molestie e aumentare la fiducia nell’intervento. Sanderson sottolinea che creare un mondo in cui le persone parlano apertamente richiede responsabilità personale: “Vorresti che questo accadesse a qualcuno nella tua vita? In caso contrario, hai il dovere di agire”.

In definitiva, affrontare l’effetto spettatore richiede lo smantellamento delle norme maschili tossiche e la promozione di una cultura in cui l’intervento non è solo accettato ma previsto. Il silenzio provoca danni; parlare apertamente può salvare vite umane.